A settembre, nelle città italiane, sui marciapiedi vicino ai mercatini dell’usato si accumulano cataste di libri scolastici ancora integri. Non si tratta sempre di volumi usurati, molti hanno al massimo un anno di vita. Finiscono lì perché sono già fuori adozione, sostituiti da una nuova edizione che li ha resi, di fatto, invendibili.
È il risultato visibile di una dinamica strutturale del mercato editoriale scolastico italiano che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha analizzato nell‘indagine conoscitiva IC57, pubblicata nel luglio 2025 e conclusa con il rapporto finale nel gennaio 2026.
Quanto pesano i libri scolastici sul bilancio delle famiglie
Come riporta AGCM, il mercato dei testi scolastici in Italia vale circa 800 milioni di euro nel 2024, mentre nello stesso periodo il numero degli studenti è diminuito del 7%.
Meno studenti, più spesa
un andamento che il rapporto definisce anomalo rispetto all’andamento demografico e che ha spinto il governo a intervenire nel 2026 con un adeguamento dei tetti di spesa e uno stanziamento di 139 milioni di euro per le famiglie meno abbienti. La dimensione economica del problema è ampia e merita un’analisi a sé: torneremo su costi, concentrazione del mercato e politiche pubbliche in un approfondimento dedicato.
Perché le edizioni dei libri scolastici cambiano così spesso
Il sistema delle adozioni scolastiche prevede che ogni istituto scelga i propri testi con cadenza pluriennale. In teoria, questo dovrebbe garantire continuità e permettere il riuso. In pratica, secondo AGCM,
oltre il 35% delle adozioni cambia già al primo anno del nuovo ciclo scolastico
rendendo difficile passare i libri tra fratelli o acquistarli usati. Il meccanismo che alimenta questo ricambio è regolato dall’articolo 25 del codice di autodisciplina dell’AIE, Associazione Italiana Editori: una nuova edizione è tale se contiene almeno il 20% di variazioni rispetto alla precedente. La soglia sembra precisa, ma il rapporto AGCM segnala che il criterio è interpretabile in modo ampio e soggettivo potendo comprendere anche le modifiche grafiche, lasciando spazio a scelte che non sempre corrispondono a un reale aggiornamento didattico.
Il risultato è che la produzione editoriale rinnova circa il 10% dei titoli ogni anno
con picchi in corrispondenza di riforme ministeriali, e in cinque anni una quota significativa dei testi in adozione viene sostituita.
Cosa cambia davvero tra un’edizione e l’altra
Nell’indagine IC57 emerge la figura dei cosiddetti “redautori”: professionisti che rielaborano testi già pubblicati per produrre nuove edizioni conformi alle indicazioni ministeriali aggiornate o alle richieste del mercato. Non si tratta necessariamente di un aggiornamento superficiale: le indicazioni nazionali cambiano, l’accessibilità dei contenuti è diventata un requisito reale e certi aggiornamenti disciplinari sono effettivamente necessari.
Il problema non è l’aggiornamento in sé, ma la sua frequenza.
con cui viene usato per immettere nuovi volumi sul mercato anche quando il contenuto didattico di fondo non è cambiato. Una nuova prefazione, alcuni capitoli introduttivi riorganizzati, un layout rivisto: formalmente è una nuova edizione. Dal punto di vista dell’apprendimento, spesso non lo è.
Il rapporto AGCM segnala un dato rilevante dal punto di vista della produzione:
i libri scolastici italiani pesano in media il doppio rispetto agli standard europei.
Un volume che accumula stratificazioni editoriali, apparati, risorse digitali allegate e aggiornamenti grafici diventa fisicamente sovradimensionato rispetto all’uso reale che ne fa chi studia.
Obsolescenza programmata o aggiornamento necessario?
La distinzione tra aggiornamento didattico genuino e aggiornamento funzionale al mercato non è sempre netta. Nuove indicazioni ministeriali, cambiamenti disciplinari, miglioramenti nell’accessibilità per studenti con BES (Bisogni Educativi Speciali) o DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento): queste sono ragioni solide per una nuova edizione. Quando invece le variazioni riguardano principalmente l’aspetto grafico o la sequenza dei contenuti senza modificarne la sostanza, il confine si fa labile.
La rivista il Mulino ha definito i libri scolastici “un rimosso dell’esperienza scolastica”.
Raramente oggetto di discussione pubblica, emergono nel dibattito solo attraverso sintomi acuti come il peso degli zaini, i costi delle adozioni e la difficoltà di trovare testi usati. È una osservazione che vale anche per chi lavora nel settore: il libro di testo merita più attenzione critica di quanta ne riceva normalmente.
Cosa succede ai libri scolastici usati
Il mercato secondario dei testi scolastici esiste ed è attivo: piattaforme come Libraccio, TheBanco e Passalibro gestiscono ogni anno un volume significativo di scambi. Mercatini fisici, gruppi di acquisto tra famiglie e scambi diretti tra studenti completano il quadro. Per chi riesce a usarlo, questo circuito consente risparmi fino al 50% sul prezzo di copertina.
Il problema è che funziona solo per i libri ancora in adozione.
Un testo fuori edizione perde quasi immediatamente il suo valore di scambio
perché nessun insegnante può adottarlo e nessuno studente può usarlo per seguire il programma. Le famiglie con più figli, che potrebbero beneficiare maggiormente del riuso, sono proprio quelle più penalizzate dal ricambio frequente: il libro usato dal figlio maggiore è spesso già fuori adozione quando arriva il momento del fratello minore. L’AGCM evidenzia che questa dinamica colpisce in modo sproporzionato le famiglie numerose e gli studenti ripetenti, che si trovano a dover acquistare testi nuovi anche quando avrebbero già il materiale necessario.
Spreco di carta, spreco di risorse
Quando un testo scolastico esce dall’adozione senza essere stato usato o rivenduto, la sua destinazione più probabile è il macero o la raccolta differenziata. Non esistono dati disaggregati precisi sul volume di libri scolastici avviati allo smaltimento ogni anno, ma il dato generale sull’editoria italiana offre un’indicazione della scala del fenomeno: si stima che circa il 70% dei titoli pubblicati annualmente in Italia non raggiunga vendite significative e rischi il macero, come riportato da Librokilo/VDnews. Per i libri scolastici il meccanismo è diverso, perché
le adozioni garantiscono una domanda iniziale.
Ma i volumi prodotti in eccesso, quelli delle edizioni scalzate nel mezzo del ciclo e quelli rimasti nei magazzini dopo il cambio di adozione, seguono la stessa traiettoria. Ogni tonnellata di carta stampata rappresenta un consumo di risorse che, nel caso dei testi fuori adozione, non trova giustificazione didattica.
Cosa propone l’AGCM e cosa potrebbe cambiare
Il rapporto IC57 avanza proposte concrete.
Soluzioni modulari
La principale riguarda lo sviluppo di soluzioni modulari per i testi scolastici: libri progettati in modo che solo le componenti effettivamente aggiornate vengano sostituite, mentre il corpo principale rimane utilizzabile.
Aggiornamenti digitali
In parallelo, l’AGCM suggerisce l’uso di tecnologie come i QR code per aggiornare le componenti digitali senza dover sostituire il volume cartaceo.
Revisione codice autodisciplina
L’Autorità chiede anche una revisione del codice di autodisciplina AIE per rendere più stringente e verificabile il criterio del 20%, in modo che le nuove edizioni corrispondano ad aggiornamenti genuini. Sul versante istituzionale, al Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) è attivo un tavolo tecnico per aggiornare il Decreto Ministeriale 781/2013 sull’editoria digitale, con l’obiettivo di semplificare l’accesso alle risorse online collegate ai testi.
Sono passi nella direzione giusta, ma interventi ancora parziali su un sistema che richiederebbe una revisione più organica.
Il libro di testo che dura
Chi progetta testi scolastici sa che la durata non è solo una questione di rilegatura. Un volume costruito per resistere al tempo richiede scelte editoriali precise:
- contenuti organizzati in modo modulare
- sistemi grafici di lunga durata
- risorse digitali pensate come complemento e non come sostituto del cartaceo.
La logica della nuova edizione è, in parte, una risposta a pressioni reali: le indicazioni ministeriali cambiano, le discipline evolvono, le classi diventano più eterogenee e richiedono strumenti più accessibili. Ma è anche, in parte, una risposta a pressioni di mercato che non sempre coincidono con il bene didattico. Distinguere le une dalle altre è il compito di chi lavora nell’editoria scolastica con responsabilità.
Un libro di testo non è un prodotto a consumo rapido.
è uno strumento che studenti e insegnanti usano per mesi, spesso per anni, e che merita di essere progettato avendo ben chiara quella durata e quel valore.