Intervista libri aperti fabio Fraboni elisa casarini

Far comunicare docenti e case editrici: La Libri Aperti si racconta

L’editoria scolastica raccontata da chi la fa #2: intervista a Elisa Casarini e Fabio Fraboni, responsabili dell’agenzia di promozione e distribuzione editoriale scolastica La Libri Aperti

Di cosa parliamo in questo articolo:

  • di promozione e distribuzione editoriale di libri scolastici
  • dell’avvento del digitale
  • delle mitiche copie saggio per docenti
  • del ruolo delle agenzie di promozione nella progettazione editoriale
  • di docenti che, se vogliono, possono diventare autori e autrici

Se preferisci guardare e ascoltare, in fondo all’articolo, trovi il link alla video intervista in cui chiacchieriamo con Fabio Fraboni ed Elisa Casarini di La Libri Aperti, che ringraziamo.

Buona lettura e buona visione!

Cosa significa, in concreto, fare rappresentanza e distribuzione di testi scolastici?
Fabio: Il nostro lavoro è il risultato di una organizzazione capillare sul territorio: abbiamo venti agenti che lavorano su dieci provincie totali: tutta l’Emilia Romagna e le provincie venete di
Padova e Rovigo. Ogni agente, quindi, lavora su circa 60/70 scuole, per un totale di 1500 istituti coinvolti.

Promuoviamo novità editoriali da far scegliere agli insegnanti.

Li presentiamo, quindi, nelle scuole contattando diverse migliaia di insegnanti. Alcuni libri invecchiano ogni tre o quattro anni, quindi cambiarli è un atto necessario, anche per rispettare nuovi programmi.

Quando e come è nata Libri Aperti? Come sono nati i primi contatti con le case editrici?
Fabio: Nessuno nasce o studia per diventare promotore editoriale, ci siamo capitati casualmente. Io ero stato contattato dalla Zanichelli per un lavoro all’ufficio personale, ma, data la mia dimestichezza con le relazioni interpersonali sono stato catapultato nelle scuole. Così, ho conosciuto altri editori che mi hanno proposto di aprire una agenzia mia e l’ho fatto. Da gennaio, La Libri Aperti Srl è diventata una società che ora gestiamo con Elisa. Per questo lavoro servono molte capacità interpersonali e organizzative anche perché in una giornata possiamo interagire con 30/40 insegnanti. Bisogna sapersi proporre e organizzare bene.

Che ruolo svolge Elisa e che ruolo svolge Fabio?
Elisa: ho iniziato come collaboratrice di Fabio, poi abbiamo insieme aperto l’ufficio di Padova e mi sono trasferita lì per gestirlo; abbiamo iniziato a condividere di più e abbiamo deciso di fondare una società. Ora Fabio porta avanti le sue capacità manageriali con numeri diversi rispetto agli inizi e io mi occupo principalmente di promozione. Questo anche perché il nostro lavoro si è modificato è cambiato e abbiamo assunto due persone più giovani anche per sostenere l’inserimento del digitale.

Come è cambiato il vostro lavoro con il digitale e con l’emergenza pandemica?
Elisa: Con l’utilizzo del digitale nelle piattaforme didattiche il nostro lavoro è cambiato nel corso degli ultimi dieci anni, quindi molto prima della pandemia. Il mondo della scuola è legato alle indicazioni ministeriali che ogni editore ha, ovviamente, applicato.La pandemia ha accelerato l’utilizzo di piattaforme digitali didattiche e nuovi dispositivi, obbligando anche quella parte di docenti che prima non utilizzava queste risorse a prendere dimestichezza.Oltre che fare consulenza editoriale, abbiamo cominciato anche a fare consulenza informatica perché il nostro modo di operare nei confronti dell’insegnanti comporta la condivisione di materiali. Fabio:

una volta c’era il testo di carta, oggi è un progetto editoriale che prevede anche il libro di carta.

Collaborate con un gruppo ristretto di editori per scelta? Elisa: Collaboriamo con diversi editori, tutti scelti in maniera organica, perché nel nostro lavoro quando c’è un’agenzia che si sa muovere sul territorio, si viene contattati dagli editori stessi. Questo ci permette di spaziare e lavorare con diversi editori che hanno punti di vista e proposte differenti e, quindi, possiamo offrire ai docenti più servizi e opportunità.


Come funziona l’aspetto logistico del vostro lavoro? Fabio: ogni editore ci fornisce le copie saggio che, per legge, hanno un triangolino in quarta di copertina e non possono essere vendute. Il triangolino serve come ricevuta per gli editori per dimostrare l’avvenuta consegna agli insegnanti. La quantità distribuita dagli editori è necessaria per potere promuovere i testi con una rotazione molto veloce per cui arrivano e vengono consegnate ai docenti nel giro di poco tempo. Noi abbiamo un magazzino oltre agli uffici. Ultimamente è molto diffusa la distribuzione di libri con le soluzioni degli esercizi già in pagina che sono riservate agli insegnanti.

Vi capita di essere contattati anche durante la realizzazione di un testo scolastico, cioè nelle fasi progettuali? Elisa: Dipende dal rapporto con i diversi editori, ma si spesso veniamo contattati per un confronto perché l’autore o l’autrice ha un’idea la cui efficacia sul mercato va poi validata. Spesso, infatti, gli editori ci chiedono di organizzare focus con piccoli gruppi di docenti ai quali vengono sottoposti i primi materiali, quando si è ancora in una fase iniziale del progetto editoriale. Questo anche perché spesso l’autore non è un docente quindi è meglio avere diversi punti di vista.

Avete mai proposto docente che volevano pubblicare un testo? Fabio: è capitato spesso, anche se ultimamente gli insegnanti hanno meno tempo, sono troppo impegnanti. Ci capita però ancora che un’insegnante abbia un progetto per il quale facciamo da tramite. Chiaramente, molti insegnanti non sanno tutto quello che c’è dietro un progetto editoriale. Elisa: molti non sanno la ricerca che c’è dietro un progetto editoriale, dalla ricerca della carta, alla impaginazione grafica che forse è il lato più oscuro del nostro lavoro.


Che consigli date ai docenti che pensano di cominciare un percorso autoriale?

Ai docenti che vogliono scrivere un testo consigliamo di superare le paure e cominciare a provarci. È una soddisfazione.

Alla base c’è l’autore, non esistono progetti creati totalmente in redazione, serve tanto confronto fra l’autore o autrice e l’editore. Quello che c’è alle spalle del libro non spetta all’insegnante, ma all’editor e a tante altre figure professionali coinvolte. Lo diciamo anche perché c’è un po’ in crisi degli autori. Spesso sono gli stessi nomi già inseriti nel mondo dell’editoria scolastica che continuano a pubblicare. Gli editori chiedono sempre nuovi progetti e nomi. Elisa: è una esperienza perché scrivere e firmare un testo scolastico è un vero lavoro di gruppo che richiede la condivisione di idee e materiali che permette di crescere e aprirsi.

Come cambierebbe il vostro lavoro se il libro cartaceo venisse sostituito del tutto da materiali digitali? Forse non occorrerebbe una forza lavoro come avviene oggi con un migliaio di addetti alla promozione e distribuzione editoriale. Da come sono andate le cose in questi anni, non sembra si possa andare in questa direzione.

Il testo di scuola è ancora importante e anche i ragazzi e le ragazze amano usarlo, sfogliarlo e sottolinearlo.

Se mai dovesse avvenire, sicuramente il nostro lavoro cambierebbe ma credo che gli editori avrebbero comunque bisogno di un tramite per contattare gli insegnanti, nonostante i database. Fabio ed Elisa: esisteremmo comunque ma in forma diversa, non crediamo che il nostro lavoro scomparirebbe.

Ci sono delle difficoltà oggettive che riscontrate nel vostro lavoro? Cosa cambiereste?
Per un venditore di panettoni, il prezzo del prodotto cresce con l’aumento del costo della farina. Per i libri scolastici, pur aumentando il costo della carta, i prezzi sono bloccati da 12 anni. Quindi, la cosa che mette più in difficoltà noi e gli editori, è questo blocco dei tetti di spesa dei libri scolastici che non ha eguali in Italia. Aumenta la carta del 20%, il costo della benzina, e anche quello dell’energia, ma in prima media il tetto di spesa è di 260euro da oltre dieci anni.

Ci dovrebbero essere più aiuti alle famiglie perché questo blocco mette in difficoltà tutta la filiera e molte piccole case editrici stanno sparendo.

Elisa: sarebbe anche bello avere ministri dell’istruzione che lavorano con più lungimiranza proponendo riforme organiche e meno estemporanee perché ogni volta che si ricomincia l’impatto è totale e capita che dopo un anno dobbiamo rifare tutto. Fabio: un esempio è l’esame di maturità che è cambiato cinque volte in cinque anni. La maturità classica sarebbe stata di latino o greco ma con collegamenti tra le due lingue, ma già dal prossimo anno non se ne parli.

Guarda il video dell’intervista

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