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Partecipare, non solo accedere: il Garante e la disabilità

di Enrica Forno

Se sappiamo individuare con chiarezza le barriere, siamo davvero pronti a rimuoverle? Il rapporto annuale dell’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità, presentato ad aprile 2026, offre un punto di partenza concreto per rispondere a questa domanda. E per chiederci, soprattutto, se il modo in cui costruiamo spazi e servizi sia davvero all’altezza di ciò che dichiariamo. Riceviamo e pubblichiamo questo gradito contributo di Enrica Forno, insegnante e autrice di testi scolastici.

Il primo rapporto del Garante Nazionale

L’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità ha individuato nel 2025 la sua piena operatività. Nel corso di questo primo periodo, sono pervenute circa 1300 segnalazioni da parte dei cittadini: un dato significativo, che evidenzia sia la crescente consapevolezza dei diritti sia la presenza di criticità ancora diffuse.

Le principali problematiche emerse riguardano il contesto scolastico, l’accessibilità dei trasporti e la gestione degli spazi urbani: ambiti in cui persistono ostacoli che limitano la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita sociale.

La relazione individua alcune aree tematiche prioritarie: 

  • scuola e giustizia
  • il principio dell’accomodamento ragionevole 
  • le cosiddette sfide del futuro. 

Proprio in quest’ultima area si apre una riflessione particolarmente attuale: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale potrebbe, se non adeguatamente regolato e reso accessibile, trasformarsi in una nuova forma di barriera invisibile per chi non dispone di competenze digitali adeguate o necessita di supporti specifici.

Al di là dei singoli ambiti, il report sottolinea la necessità di un approccio trasversale fondato sulla promozione di una cultura dell’inclusione, in cui un ruolo centrale è attribuito alle nuove generazioni.

Monitoraggi sul campo: cosa hanno rilevato i sopralluoghi

Scuole, aree urbane periferiche e infrastrutture ad alta intensità di traffico hanno evidenziato criticità legate soprattutto alla mancanza di accessibilità, confermando come le barriere, fisiche e organizzative, siano ancora diffuse. Sono state inoltre visitate stazioni ferroviarie e luoghi di fruizione estiva. Una scelta che sottolinea un principio fondamentale: la vita delle persone con disabilità non si esaurisce nella dimensione della cura e dell’assistenza, pur essenziali, ma comprende anche il diritto al tempo libero, alla socialità e alla partecipazione culturale.

Come si legge nel report, il diritto alla piena partecipazione non può arrestarsi sulla soglia di una scuola o di un ospedale: deve estendersi alla cultura, allo sport, alla vita sociale, al viaggio, alla vacanza.

Barriere invisibili: non solo gradini e porte strette

È proprio qui che si apre una domanda decisiva, che riguarda tutti. Non basta più chiedersi se esistono servizi per le persone con disabilità: occorre interrogarsi su quali siano, concretamente, i fattori di esclusione ancora presenti nei nostri spazi e nelle nostre proposte.

Le barriere non sono solo gradini o porte troppo strette. Sono orari poco flessibili, comunicazioni non accessibili, attività pensate senza considerare la diversità dei bisogni, personale non formato, mancanza di ausili, assenza di linguaggi inclusivi. Sono, spesso, invisibili a chi non le vive.

Questo invito è rivolto in modo particolare a chi, nei territori, costruisce quotidianamente occasioni di incontro e di crescita: presidenti di associazioni di genitori, enti culturali, realtà sportive e ricreative. 

È il momento di spostare il focus.

Il diritto al tempo libero non finisce a giugno

Alla vigilia delle vacanze estive, questo tema diventa ancora più urgente. Per molte famiglie con figli con disabilità, l’estate non è sinonimo di riposo, ma di ricerca faticosa: trovare luoghi accoglienti, strutture adeguate, esperienze realmente accessibili può trasformarsi in un percorso a ostacoli.

I luoghi esistono, certo. Ma la domanda più importante è: come dovrebbero essere?

Un luogo davvero inclusivo non si limita a permettere l’accesso, ma rende possibile la partecipazione piena. 

Significa poter entrare, muoversi, comprendere, interagire, scegliere. Significa non sentirsi ospiti tollerati, ma parte integrante dell’esperienza.

Musei, sport, centri estivi: la differenza tra aprire le porte e renderle percorribili

I musei

Negli ultimi anni, molti musei hanno avviato percorsi importanti: supporti tattili, audioguide accessibili, percorsi multisensoriali, attività dedicate. Tuttavia, l’inclusione non può essere un progetto aggiuntivo o un evento speciale: deve diventare una modalità ordinaria di progettazione.

Un museo inclusivo è un luogo che parla linguaggi diversi, che accoglie differenti modalità di fruizione, che considera la varietà delle persone come punto di partenza e non come eccezione.

Sport, centri estivi e attività ricreative

Lo stesso vale per lo sport, per i centri estivi, per le attività ricreative. La vera sfida non è creare spazi per qualcuno, ma costruire contesti pensati per tutti.

Una domanda per chi costruisce spazi di comunità

I nostri spazi, scuola comprese ovviamente, sono davvero aperti a tutte e a tutti, oppure lo sono solo in apparenza? La risposta non è scontata. E forse vale la pena farsi questa domanda prima che arrivi l’estate, non dopo.

Puoi scaricare qui la relazione annuale 2025 dell’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità


L’illustrazione di copertina è di Luca Poli

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