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Inclusione scolastica: realtà, sfide e buone pratiche

Ma perché l’inclusione è uno dei temi principali del mondo scolastico e dell’educazione? Proviamo a fare il punto raccogliendo anche una serie di opinioni e punti di vista contrastanti su una tematica che, a differenza di quanto si pensi, non trova tutti d’accordo neanche nel mondo della scuola.

Cosa è l’inclusione scolastica?

L’inclusione scolastica è uno dei principi fondamentali dell’educazione contemporanea: si fonda sull’idea che ogni studente, indipendentemente da sesso, identità di genere, capacità, disabilità, provenienza culturale o condizione socioeconomica, abbia diritto a partecipare pienamente alla vita scolastica. Non si tratta solo di inserire chi ha bisogni speciali in classi “normali”, ma di progettare ambienti di apprendimento flessibili, capaci di valorizzare le differenze. In questo senso, 

l’inclusione supera la logica dell’integrazione: non chiede agli studenti di adattarsi alla scuola, ma alla scuola di adattarsi a loro.

Regole e normative attuali

L’Italia vanta un sistema normativo tra i più avanzati al mondo in materia di inclusione scolastica. A partire dalla legge 517 del 1977 fino alla legge 104 del 1992, il percorso ha portato ad eliminare le classi differenziali e garantire il diritto allo studio per tutti. La normativa ha poi incluso i Bisogni Educativi Speciali (BES) e i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), prevedendo strumenti come i Piani Educativi Individualizzati (PEI) e i Piani Didattici Personalizzati (PDP).

Opinioni sull’inclusione scolastica

Un compito collettivo 

Un contributo di Valigia Blu mette a fuoco la necessità di rivedere le categorie di “normalità” e “specialità” in ambito scolastico. Attraverso le parole del pedagogista Dario Ianes, viene ribadito che l’inclusione è un compito collettivo e riguarda tutti: non solo chi ha una certificazione, ma anche chi vive un momento di fragilità, una differenza linguistica o una condizione familiare complessa.

Un mito impossibile

Di segno opposto la posizione di Ernesto Galli della Loggia, che sulle pagine del Corriere della Sera ha definito l’inclusione un “mito”. Secondo lo storico, la convivenza tra studenti normodotati, con disabilità o con background migratorio sarebbe forzata, inefficace, e porterebbe a un livellamento verso il basso della qualità dell’insegnamento. La sua visione ha suscitato numerose critiche per i toni discriminatori e per la rappresentazione semplificata e poco rispettosa del ruolo dell’insegnante di sostegno. 

In base al mito dell’inclusione nelle aule italiane — caso unico al mondo — convivono regolarmente, accanto ad allievi cosiddetti normali, ragazzi disabili anche gravi con il loro insegnante personale di sostegno (perlopiù a digiuno di ogni nozione circa la loro disabilità), poi ragazzi con i Bes (Bisogni educativi speciali: dislessici, disgrafici, oggi cresciuti a vista d’occhio anche per insistenza delle famiglie) e dunque probabili titolari di un Pdp, Piano didattico personalizzato, e infine, sempre più numerosi, ragazzi stranieri incapaci di spiccicare una parola d’italiano. Il risultato lo conosciamo.

La cattedra inclusiva

L’Agenzia Iura, promossa dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti per promuovere e sostenere i diritti delle persone con differenti disabilità e delle loro famiglie, ha avanzato la proposta di introdurre la “cattedra inclusiva”. Si tratta della “cattedra mista” o “incarico misto” che prevede una collaborazione strutturale tra insegnanti curricolari e di sostegno. L’obiettivo è superare la separazione dei ruoli, promuovendo una didattica condivisa e una formazione più uniforme per tutti i docenti. 

La finalità è mettere al centro la reale inclusione anche per reagire a percepibili resistenze e di una cultura dell’esclusione e dell’abilismo difficili da estirpare.

Il ruolo dell’empatia

Umberto Galimberti, intervenuto in un incontro a Modena riportato dal Corriere della Sera, ha riportato l’attenzione sull’importanza dell’empatia, della relazione educativa e del ruolo formativo della letteratura. Nei suoi toni critici e provocatori, ha criticato l’eccesso di burocrazia e la medicalizzazione della scuola primaria, auspicando una formazione più umana e culturale per docenti e studenti. 

La scuola elementare è stata psichiatrizzata. Sono tutti Dsa, sono tutti dislessici. Ma stiamo scherzando? La colpa è dei genitori: basta una diagnosi e si semplifica tutto.

Inclusione nell’editoria scolastica

L’editoria scolastica sta rispondendo alla sfida inclusiva con soluzioni innovative: 

  • testi ad alta leggibilità
  • materiali digitali
  • fonti plurali
  • approcci interdisciplinari. 

Un esempio virtuoso è il manuale Sottostorie di Johnny Bertolio, che rilegge la storia attraverso le voci dei soggetti marginalizzati, offrendo possibilità più ampie di riconoscersi nei contenuti. Anche nel campo della geografia e dell’educazione civica si moltiplicano i corsi che valorizzano la diversità culturale e stimolano la riflessione su inclusione, cittadinanza e pluralismo.

Uno sguardo prezioso arriva anche da Eleonora Belingheri e Giulia Pellegrini, autrici del manuale Vie Aperte, (Geografia, Atlas 2024) che raccontano la vita scolastica di alunni e alunne con background migratorio. Le loro riflessioni mostrano come le difficoltà linguistiche, le condizioni socioeconomiche e le esperienze traumatiche siano spesso invisibili. 

Le ragazze e i ragazzi stranieri si trovano in un limbo culturale, portatori di una ricchezza interculturale che rischia però di non essere riconosciuta e valorizzata.

Come continuare a credere nell’inclusione scolastica

Quando si parla di inclusione nel mondo scolastico, come per ogni tema legato alla scuola, si parla della vita di persone. L’inclusione non è un atto di gentilezza, ma una necessità educativa e sociale. Richiede risorse, competenze e visione, ma è l’unico modo per costruire una scuola davvero democratica. Le buone pratiche esistono: nelle leggi, nella didattica, nei libri di testo che sanno raccontare pluralità diverse. Per questo crediamo serva:

  • continuare a formare docenti consapevoli
  • valorizzare il ruolo dell’insegnante di sostegno
  • sostenere le famiglie
  • investire in strumenti accessibili per tutti. 

Perché un sistema scolastico capace di accogliere le differenze non solo migliora la qualità dell’istruzione, ma contribuisce a costruire una società più equa, solidale e consapevole.


Illustrazione di Luca Poli

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