povertà educativa edupsicopenia

Dalla povertà educativa all’edupsicopenia

La povertà educativa non significa solo dispersione scolastica e voti bassi. È la mancanza di occasioni per crescere, imparare, partecipare alla vita culturale e sociale. In Italia il quadro resta serio: nel 2024 oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta e tra loro ci sono 1,295 milioni di bambini e adolescenti. Ecco perché è importante parlare di accesso all’istruzione in termini di equità e futuro.

Cos’è la povertà educativa

Parliamo di una condizione multidimensionale che non coincide con la povertà economica, anche se spesso ci cammina accanto. L’espressione povertà educativa si riferisce all’assenza di strumenti, contesti e relazioni che permettono a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, di sviluppare competenze, curiosità, aspirazioni. Per comprenderla serve guardare al quadro sociale ed economico, ma anche alla “comunità educante” che circonda le scuole e ai divari territoriali misurabili: servizi disponibili vicino a casa, infrastrutture, tempi e qualità dell’offerta.

Nel 2025 sono state presentate due proposte di legge: una vuole istituire la “Settimana della scrittura a mano”  e promuovere la lettura su carta in tutte le scuole italiane. La seconda introduce un’ora obbligatoria settimanale dedicata alla lettura su carta e alla scrittura manuale nella scuola primaria, oltre a incentivi per le scuole che promuovono questi approcci.

Le cause: cosa la alimenta

Le radici alla base del problema si intrecciano: condizioni materiali delle famiglie, offerta insufficiente di servizi educativi e culturali, infrastrutture carenti (connettività, spazi studio), capitale sociale dei territori. Gli indicatori più recenti confermano che il rischio di povertà o esclusione per i minori cresce dove i servizi scarseggiano o sono disomogenei. In questo campo, politiche, scuole e reti locali possono spostare davvero l’ago della bilancia.

Cosa fa e potrebbe fare la scuola

I “progetti spot” non bastano. Serve un disegno integrato scuola – territorio che tenga insieme:

  • didattica inclusiva e valutazione formativa, per portare tutte e tutti al traguardo;
  • tempo scuola esteso con mentoring e doposcuola di qualità;
  • biblioteche scolastiche e spazi studio accessibili;
  • digitale usato quando migliora davvero l’accesso e l’apprendimento;
  • reti stabili con Terzo settore ed enti locali.

Dentro questa cornice rientrano, per esempio, gli interventi socio-educativi finanziati nel Mezzogiorno: opportunità concrete, da monitorare su esiti, copertura e sostenibilità dopo i finanziamenti.

La DAD come lente: ha ancora senso usarla?

Sì, se la usiamo nel modo giusto. 

La didattica a distanza ha reso visibili divari che esistevano già: 

dispositivi, banda, spazi in casa, supporto degli adulti, servizi di quartiere. Alcune analisi uscite nel 2022 restano utili come cornice metodologica per misurare lo svantaggio con indicatori territoriali e per riportare al centro la comunità educante. Tutti questi strumenti oggi vanno affiancati ai dati più recenti, per evitare foto invecchiate.

È un problema solo del Sud?

La povertà educativa è un tema nazionale, anche se gli indicatori peggiori si concentrano più spesso nel Mezzogiorno per ragioni strutturali: minore copertura dei servizi, infrastrutture disomogenee, maggiori vulnerabilità economiche. Ridurre tutto a Nord contro Sud non aiuta; piuttosto, è meglio leggere le differenze con precisione e costruire risposte locali efficaci.

La voce degli studenti

L’Unione degli Studenti pone l’accento su una scuola presidio di emancipazione: diritto allo studio reale, partecipazione vera, spazi e servizi che tengano insieme apprendimento e benessere. È un punto di vista sindacale e politico, utile per ricordare a tutti noi che chi vive la scuola ogni giorno chiede risposte concrete e continuative, non solo annunci.

Libri di scuola: cosa c’entrano con la povertà educativa?

C’è una connessione perchè il libro di testo incide su alcuni fattori chiave:

  • Accessibilità e alta leggibilità. Scelte tipografiche, gerarchie chiare, linguaggio comprensibile, apparati visivi ben progettati riducono il carico cognitivo e aiutano chi è più fragile.
  • Inclusione e rappresentazioni. Esempi, immagini e casi studio che rispecchiano la pluralità delle esperienze sostengono la motivazione e il senso di appartenenza.
  • Qualità didattica. Struttura delle unità, progressione degli esercizi, strumenti per la valutazione formativa, mappe di studio: tutto questo incide sulle opportunità di apprendere bene.
  • Risorse digitali collegate. Quando sono integrate e accessibili, possono ampliare l’esperienza e offrire sostegno a chi non ha supporti a casa.
  • Costi e formato. Scelte editoriali su edizioni, pacchetti, aggiornamenti e dimensioni fisiche impattano sull’accesso e sull’uso quotidiano.

Tutto il settore dell’editoria scolastica ha la responsabilità di progettare libri che non aggiungano barriere. 

La questione non è “mettere un capitolo sull’inclusione”, ma disegnare ogni pagina perché sia realmente usabile da tutte e tutti. Come Studio Ampa lavoriamo in questa direzione: qualità didattica prima dell’estetica fine a sé stessa, accessibilità e alta leggibilità dalla prima bozza, contenuti che parlano a classi diverse, risorse digitali che servono davvero.

Perché si parla di “edupsicopenia”

Nel 2025 il Centro Italiano Aiuti all’Infanzia ha proposto il termine edupsicopenia per raccontare una realtà che chi lavora nelle scuole vede ogni giorno: 

povertà educativa e malessere psicologico spesso si presentano insieme. 

Non è un’equazione automatica, è un invito a costruire interventi integrati fin dall’inizio, dove competenze educative e cliniche lavorano insieme e i progetti tengono insieme apprendimento, relazioni e salute mentale.

Rispetto al fenomeno, citiamo le parole del presidente dell’associazione Paolo Limonta: 

“E’ necessaria una presa di coscienza anche a livello istituzionale. Bambine, bambini e adolescenti vivono oggi situazioni molto complesse, difficili da comprendere e affrontare anche dagli adulti. Povertà educativa e malessere giovanile devono essere affrontati con urgenza e visti nel loro insieme.

Due obiettivi da non rimandare

Per raggiungere dei cambiamenti strutturali, si dovrebbe cominciare a:

  • Misurare con continuità. Indicatori territoriali disaggregati su servizi, spazi, connettività, partecipazione culturale; valutare gli esiti, non solo le attività.
  • Integrare scuola, sanità territoriale e Terzo settore. Sportelli di ascolto, presidi educativi di quartiere, tutoring familiare, opportunità culturali e sportive accessibili; governance locale chiara e responsabilità condivise.

Contro la povertà educativa, per creare una reale accessibilità democratica al mondo della scuola, serve un cambio di visione sia sistemico sociale e politico.  

L’illustrazione di copertina è di Luca Poli

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